Un paio di settimane fa mi sono recato all’Agenzia delle Entrate di Torino, da anni luogo deputato a cui fare richiesta dell’esonero e del rimborso per il canone Rai. Da tredici anni vivo senza televisore e visto che la nuova normativa prevede che il canone di 100 euro venga inserito in bolletta, per regolarizzare la mia posizione devo procedere a comunicare la non detenzione del televisore agli organi deputati. Già, ma quali sono gli organi deputati?
Come dicevo una quindicina di giorni fa mi sono recato nella sede dell’Agenzia delle Entrate dove un usciere mi ha suggerito di andare alla sede Rai di via Cavalli 6. Meglio ancora, mi sono detto, andando direttamente alla Rai sarà tutto più facile. La sede dell’Agenzia delle Entrate e quella dello sportello della Rai distano poche centinaia di metri. Qualche minuto dopo ero dentro al front office. Due le persone allo sportello. Parlo con una delle impiegate. Questo il dialogo:

– Buongiorno non ho il televisore e vorrei fare richiesta affinché il canone non venga addebitato in bolletta.
– In che senso?
– Vorrei dare la disdetta perché non avendo il televisore e non avendolo mai avuto non vorrei pagare il canone.
– Ma come fa a dare disdetta per una cosa che non ha?
– Signora come sa, da quest’anno il canone verrà inserito direttamente in bolletta quindi bisogna presentare richiesta per non pagarlo. Può per favore spiegarmi qual è la procedura?
– Troverà tutto sul sito della Rai. Buongiorno.

Ripropongo il dialogo diretto per evitare che la conversazione proposta in maniera indiretta venga arricchita da aggettivi che potrebbero evidenziare la supponenza e “le ciglia un poco in suso” (copyright: Dante Alighieri) dell’impiegata la quale, evidentemente, voleva sottolineare dall’alto del suo seggio giudicante e accusatorio: 1) la mia scarsa capacità di linguaggio (visto l’uso improprio del termine “disdetta”); 2) un lapsus freudiano rivelatore della mia natura di evasore del canone Rai. Non si spiega altrimenti la scortesia con la quale l’impiegata del front office Rai, in un momento di totale assenza di “clienti” o “non clienti” (come nel mio caso), non ha adempiuto a quello che è il suo lavoro, vale a dire dare informazioni.

Insomma, me ne sono tornato a casa con un bel “troverà tutto sul sito della Rai. Buongiorno”. Sono passate un paio di settimane. Ieri ho visitato il sito della Rai, nell’apposita sezione relativa al Canone, e ho iniziato a scorrere le Faq per vedere se trovavo ciò che mi interessava.

Ho provato un fremito nel constatare come la domanda che avevo più a cuore fosse la quinta della lista.

Con quali modalità deve essere presentata la dichiarazione di non detenzione del tv?

È fatta, mi sono detto. Ci siamo. Eccola.

Clicco.

Le modalità di presentazione della dichiarazione di non detenzione del tv saranno definite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia dell’Entrate.

Nel momento in cui scrivo ci sono persino 294 Mi Piace su questa risposta che non è una risposta. Quando? C’è una deadline? Si possono fare previsioni? Insomma il canone si paga sul 2016 e l’anno è cominciato da un mese. Calma, nelle Faq c’è una risposta a ogni quesito.

L’importo del canone annuo è integralmente addebitato nella prima fattura elettrica dell’anno?

No, per i titolari di utenza elettrica domestica residente, in ogni bolletta vengono addebitate le rate mensili scadute. Al fine del calcolo delle somme da addebitare, l’importo annuo del canone è suddiviso in dieci rate mensili che si intendono scadute da gennaio ad ottobre. Limitatamente al 2016, il primo addebito di canone avverrà nella prima fattura elettrica successiva al 1° luglio 2016.

Ora resta da capire come, quando e dove si potrà comunicare la propria disdetta alla Rai per non trovarsi a pagare una tassa non dovuta che lo Stato impone di pagare perché presume che chiunque disponga di un contratto di fornitura di energia elettrica sia anche in possesso di un televisore. Visto che la maggior parte degli italiani ha un televisore in casa e visto che è giusto che chi ha il televisore paghi il canone Rai, toccherà a chi non ha il televisore dimostrare di non esserne in possesso. È un po’ il ribaltamento della presunzione d’innocenza che si deve anche a chi si è macchiato dei peggiori crimini. Chi non ha il televisore viene trattato dallo Stato come un presunto evasore fino a prova contraria.

Creare dei form per l’autocertificazione online? Sarebbe troppo facile. Semplificare la vita di chi non ha il televisore creando un canale diretto fra l’utente e la compagnia fornitrice della luce elettrica, lasciando a questa il compito di informare chi di dovere? Non sia mai. Anche la perdita di tempo necessaria per dare disdetta e rincorrere la nostra kafkiana burocrazia (alla faccia delle semplificazioni promesse dal nostro Presidente del Consiglio) è una tassa che grava sui cittadini che scelgono di vivere senza un apparecchio televisivo in casa.

Alla luce di come viene gestita la situazione dei non possessori di apparecchi televisivi l’impressione è che si voglia spingere a pagare non solo gli evasori, ma anche tutti quelli che la televisione non ce l’hanno. Come? Prendendoli per sfinimento. Non dando informazioni. Ostacolandone i procedimenti per mettersi in regola, perché questo vuol dire dichiarare di non avere il televisore quando non lo si ha: mettersi in regola.

Le domande per chi non ha la televisione restano parecchie. Una delle più frequenti è quella riguardante il possesso di una connessione a Internet e di un pc con il quale è possibile vedere le trasmissioni Rai in streaming. Su molti siti di informazione, negli scorsi mesi, è circolata la voce secondo cui, anche in questa circostanza, si dovrebbe pagare il canone: non è vero.

No, perché solo apparecchi atti od adattabili a ricevere il segnale audio/video attraverso la piattaforma terrestre e/o satellitare sono assoggettabili a canone TV. Ne consegue che di per sé i computer, se consentono l’ascolto e/o la visione dei programmi radiotelevisivi via Internet e non attraverso la ricezione del segnale digitale terrestre o satellitare, non sono assoggettabili a canone (nota Min. Sviluppo Economico 22 febbraio 2012).

Al contrario chi utilizza l’apparecchio televisivo solo come monitor per il computer o per vedere videocassette deve comunque saldare il canone perché, l’obbligo al pagamento “secondo quanto disposto dall’art. 1 del R.D.L. del 21/02/1938 n. 246, sorge a seguito della detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive indipendentemente dalla qualità o dalla quantità del relativo utilizzo (Sentenza Corte Costituzionale 12/5/1988 n. 535 – Sentenza Corte di Cassazione 3/8/1993, n.8549).”

Non importa che cosa si fa con il televisore, ma cosa si può fare con esso. Sono esentati dal pagamento della tassa i soggetti di età pari o superiori a 75 anni con reddito fino a 8000 euro annui. Altre esenzioni sono previste, nei casi specifici elencati nelle Domande Frequenti, per i militari delle Forze Armate Italiane, per i Militari di cittadinanza straniera appartenenti alla Forze Nato, per Agenti diplomatici e consolari, per Rivenditori e Riparatori.

Un’altra domanda frequente nell’elenco è quella relativa ai provvedimenti per coloro che, pur avendo un televisore, non pagano il canone.

Il mancato pagamento del canone tv da parte di chi non è ancora abbonato può essere rilevato in qualsiasi momento con verbale da parte delle Autorità di controllo. In questo caso i contribuenti devono corrispondere il canone con la decorrenza accertata nel verbale e sono soggetti alle sanzioni previste dalla legge, ammontanti nel massimo a 619 euro per ogni annualità evasa.

A chi non ha il televisore in casa non resta, dunque, che attendere che il Direttore dell’Agenzia delle Entrate si pronunci. Il consiglio di TvBlog è tenere d’occhio il sito Rai alla sezione specifica Canone Rai.

Fonte: www.tvblog.it

Di admin

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