ROMA – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha dato oggi un duro colpo al disegno di legge costituzionale sulla sospensione dei processi per le alte cariche dello Stato, criticando la parte in cui prevede lo scudo per il capo dello Stato.

Il ddl è stato studiato dal centrodestra per dare l’immunità al presidente del Consiglio, che è l’altra carica protetta, in particolare a Silvio Berlusconi, imputato in tre processi a Milano.

 

In una lettera a Carlo Vizzini, relatore del ddl e presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Napolitano ha scritto che “nell’imminenza della conclusione dell’esame referente, ritengo di dover esprimere profonde perplessità sulla conferma da parte della commissione della scelta d’innovare la normativa vigente prevedendo che la sospensione dei processi penali riguardi anche il presidente della Repubblica”.

 

Il ddl, ora all’esame della commissione del Senato, prevede che la decisione se sospendere o meno un processo penale contro il capo dello Stato sia decisa dal Parlamento in seduta comune e a maggioranza semplice.

Per Napolitano questa norma riduce l’indipendenza del Quirinale, in contrasto con la Costituzione.

“Non posso peraltro fare a meno di rilevare che la decisione assunta dalla commissione da lei presieduta incide, al di là della mia persona, sullo status complessivo del presidente della Repubblica riducendone l’indipendenza nell’esercizio delle sue funzioni”.

Il capo dello Stato sostiene che la norma che lo riguarda confligge con l’articolo 90 della Costituzione, secondo cui il Parlamento — in seduta comune e maggioranza assoluta — può mettere in stato d’accusa il presidente della Repubblica soltanto per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

Il ddl, argomenta Napolitano, appare così viziato “da palese irragionevolezza nella parte in cui consente al Parlamento in seduta comune di far valere asserite responsabilità penali del Presidente della Repubblica a maggioranza semplice anche per atti diversi dalle fattispecie previste dal citato articolo 90”.

E’ questa “una possibilità invece esclusa dalla normativa costituzionale vigente e dalla costante prassi applicativa, possibilità non contemplata neppure dalla legge Alfano 124 del 2008”, scrive Napolitano, riferendosi alla legge ordinaria sullo scudo alle alte cariche, che lui aveva firmato, ma poi la Corte costituzionale ha bocciato.

L’iter di approvazione del lodo Alfano costituzionale è lungo, anche se il testo ora al Senato è il frutto di un accordo politico tra il Pdl e i finiani.

Ci vogliono quattro passaggi parlamentari e, se il Parlamento non lo approva con una maggioranza di 2/3 può essere sottoposto, e quindi bocciato, da un referendum popolare.

Niccolò Ghedini, avvocato e consigliere giuridico di Berlusconi — l’ispiratore delle leggi sulla giustizia del centrodestra — ha detto ieri che il premier ne potrebbe beneficiare non prima di settembre-ottobre 2011.

Di admin

Lascia un commento