Lega Invalidi O.N.L.U.S.

Il nuovo "Nemico": Agenzia Entrate e Riscossioni

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L’ISTITUZIONE DELLA NUOVA “EQUITALIA”

Da oggi, 1° luglio 2017, la “Nuova” Agenzia delle Entrate potrà accedere ad alcune banche dati, senza il consenso del Giudice, e bloccare alcune somme dal conto corrente. Questo “aumento dei poteri” INCOSTITUZIONALI alla nuova agenzia di riscossione, consentirà azioni quali, il prelievo del debito vantato, direttamente dai conti correnti bancari/postale, senza alcuna autorizzazione "giudiziaria".

La società per azioni partecipata dall'Erario (51%) e Inps (49%) lascerà il posto a un “Ente Pubblico” economico denominato Agenzia delle Entrate-Riscossione. Un soggetto sottoposto alla vigilanza del ministero dell’Economia e delle Finanze. Questo varrà per tutto il territorio nazionale, ad eccezione della Sicilia dove la riscossione sarà operata da un altro soggetto.

FUNZIONI E COMPITI di Agenzia delle Entrate-Riscossione

In base a quanto prevede lo statuto pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 29 giugno, Agenzia delle Entrate-Riscossione:

 

Addio Equitalia, arriva Equientrate: cambiare tutto per lasciare tutto come prima

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Al via la "costituzione" della nuova agenzia di riscossione: EQUIENTRATE!

Addio Equitalia, arriva Equientrate: cambiare tutto per lasciare tutto come prima :: Blog su Today

Cambiare tutto per lasciare tutto come prima recita la massima più famosa de Il gattopardo di Tommasi di Lampedusa, ambientato non a caso in Italia, dove infatti quella massima sembra essere il criterio guida dello Stato. Scomparsa Equitalia, la riscossione delle cartelle esattoriali che svolgeva verrà incorporata all’interno dell’Agenzia delle Entrate. Ma qualcosa cambierà davvero?

Equitalia scompare di fatto solo come nome, arriva Equientrate che svolgerà le stesse funzioni, semplicemente come organo dell’Agenzia delle Entrare e non più come ente distinto da quella.

Con Equientrate potrebbe essere soppresso l’aggio di riscossione, cioè l’importo aggiuntivo a carico del contribuente che finora copriva il costo di riscossione da parte di Equitalia. Le cartelle esattoriali gestite dal nuovo organismo infatti comprenderebbero esclusivamente l’importo mai versato, la relativa sanzione e gli interessi.

 

Parere dell'economista Albert Edwards sull'uscita di Italia e Francia dalla U.E. (effetti post Brexit).

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Così l’Italia uscirà dall’Euro”. L’economista spaventa l’Ue

Albert Edwards

Mentre il FMI si ‘smarca’ sempre più dalla trojka e, rivedendo al ribasso le stime di crescita, indica come possibile la fine dell’Eurozona dopo la Brexit, a rincarare la dose ci pensa il board di Societè Generale, la settimana banca dell’Eurozona per capitalizzazione, che vede sempre più vicina l’uscita di Italia e Francia ed il conseguente collasso del progetto europeo.
Nella sua ultima nota agli investitori, lo strategist Albert Edwards ci ha descritto come l’anello debole della catena sia economica sia politica dell’area euro. “Ritengo che sia solo una questione di tempo prima che il progetto dell’Eurozona finisca in frantumi – ha detto Edwards -. Chiaramente il referendum sulla Brexit non ha aiutato. Per me i problemi sono, nell’ordine, l’Italia e la Francia. Perché? Là la gente è insoddisfatta e le economie sono too-big-to-fail. Il popolo non è per nulla contento di quello che ha avuto dal progetto dell’area euro in termini di occupazione e crescita economica”.
Secondo lo strategist di Societè Generale, il punto dolente e l’impossibilità di crescita di alcune economie, in primis la nostra, che “molto semplicemente non riesce a raggiungere una crescita all’interno dell’area euro e probabilmente mai lo ci riuscirà. E per questo motivo – spiega Edwards – dopo la prossima recessione la maggioranza dei cittadini italiani dirà basta all’esperimento dell’area euro e voterà per chi è a favore di un’uscita graduale dall’area euro o comunque da una ridefinizione dei trattati. Non ci saranno nemmeno negoziati come nel caso della Grecia con la Germania”.
L’economia in Italia è così debole, secondo lo strategist, che “finirà per ricadere in una fase di recessione, che a sua volta alimenterà il malcontento per la classe politica e aiuterà i movimenti come il M5S”. Gli italiani seguiranno l’esempio del Regno Unito e sceglieranno di lasciare l’Ue. Chiaramente questo scatenerà un effetto domino nel continente europeo e porterà al declino e poi alla caduta dell’Unione Europea come la conosciamo oggi.

 

Fonte: www.quifinanza.it

 

Consiglio di Stato su Isee: le pensioni di invalidità non fanno reddito

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Sentenze del Consiglio di Stato sull’ISEE: un quadro riassuntivo

Il 29 febbraio 2016 la Sezione IV del Consiglio di Stato ha depositato tre sentenze (n. 838, 841, 842) pronunciandosi sul ricorso in opposizione ad altrettanti pronunciamenti emessi dal TAR Lazio il 21 febbraio 2015 (n. 2454/2015, 2458/2015 e 2459/2015).

La norma impugnata era allora il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159/2013 e cioè il Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE).

Le sentenze del TAR Lazio, come si ricorderà, avevano respinto molti elementi sollevati dai ricorrenti, ma avevano invece accolto due contestazioni centrali nell’impianto di calcolo dell’Indicatore della Situazione Reddituale, cioè di una delle due componenti dell’ISEE (l’altra è quella patrimoniale). I tre dispositivi TAR, letti in modo combinato, stabilivano:

  • di escludere dal computo dell’Indicatore della Situazione Reddituale i “trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche” (art. 4, comma 2 lettera f); ciò significa tutte le pensioni, assegni, indennità per minorazioni civili, assegni sociali, indennità per invalidità sul lavoro, assegni di cura, contributi vita indipendente ecc.);

  • di annullare il DPCM 159/2013 nella parte in cui prevede un incremento delle franchigie per i soli minorenni (art. 4, lettera d, n. 1, 2, 3).

 

Alunni disabili, l’altolà dei giudici «No ai tagli sulle ore di sostegno»

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Mef e istituzioni scolastiche non possono impedire «l’effettiva fruizione» di un diritto per contenere la spesa pubblica. La tutela deve essere «effettiva e senza limitazioni»

Ricostruendo la complessa normativa in materia di tutela dei diritti dei disabili, la Consulta ha riconosciuto che in linea generale deve considerarsi «fondata la pretesa dei genitori a vedere attribuite ai propri figli disabili le ore di sostegno nella misura determinata dai G.L.O.H.». I Gruppi di lavoro operativi handicap hanno il compito di elaborare i piani educativi individuali e stabilire il numero di ore di sostegno necessarie a ciascun alunno in base alla gravità del disturbo di cui soffre (gravissimo, grave, medio o lieve). Al dirigente scolastico spetta il compito di trasmettere le richieste dei gruppi di lavoro agli Uffici scolastici che «devono attribuire ai singoli Istituti tanti insegnanti di sostegno quanti ne sono necessari per coprire tutte le ore che sono risultate oggetto delle proposte (del G.L.O.H., ndr)». Nella sentenza della Consulta si afferma che «le Istituzioni scolastiche ed il ministero dell’Economia e delle Finanze non possono impedire - per esigenze di contenimento della spesa pubblica - l’effettiva fruizione delle ore di sostegno e di tutte le altre misure di assistenza previste dalla legge per i medesimi alunni disabili».

 

Corte Ue: "Le ferie vanno sempre pagate anche se non godute”

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Le ferie non godute devono essere sempre pagate, anche se a licenziarsi è il lavoratore. Lo ha stabilito la Corte di giustizia europea, pronunciandosi su una causa sollevata da un cittadino austriaco e destinata a diventare un precedente giurisprudenziale da applicare in casi analoghi in tutto il territorio dell’Ue.
“La circostanza che un lavoratore ponga fine, di sua iniziativa, al proprio rapporto di lavoro – si legge nella sentenza – non ha nessuna incidenza sul suo diritto a percepire, se del caso, un’indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite di cui non ha potuto usufruire prima della cessazione del rapporto di lavoro”.

IL CASO – E' stato portato davanti agli eurogiudici dall’austriaco Hans Maschek, dipendente pubblico della città di Vienna, che non ha potuto godersi le ferie a causa di una malattia nel periodo precedente all’accoglimento della sua domanda di pensionamento.

 

Pensioni, ipotesi uscita anticipata anche per gli statali

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Per i dipendenti pubblici l'Ape (Anticipo Pensionistico), la nuova pensione anticipata che dovrebbe partire con la prossima legge di stabilità, resta al momento solo un'ipotesi.

La pensione anticipata potrebbe essere prevista anche per gli statali. E’ una delle ipotesi sul tavolo della trattativa governo-sindacati che, come scrive Il Sole 24 Ore, ha parecchie possibilità di essere inserita nel piano flessibilità definitivo.
Dopo aver definito i dettagli dell’istituto (63 anni e 11 mesi, 20 anni di contributi, anticipo di massimo 3 anni dalla pensione, assegno non inferiore a 1,5 volte quello sociale, applicazione di penalizzazioni graduate in base all’ammontare della futura pensione ed applicata solo alla quota calcolata con il sistema retributivo), il governo potrebbe estendere il beneficio anche ai dipendenti pubblici.

 


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